Sant’Ambrogio: un paziente illustre e la sua dubbia terapia

Pubblicato: maggio 12, 2013 in Uncategorized

Basilica e cantiereA chi passi da piazza Sant’Ambrogio e lanci uno sguardo alla basilica senz’altro non sfugge la vistosa impalcatura che avvolge sui quattro lati il Campanile dei Canonici, quello dei due più alto, risalente al XII secolo, distante poche decine di metri  dallo scavo del parcheggio interrato.
Ultimati lo scorso anno lavori di manutenzione al Campanile dei Monaci, sono stati successivamente avviati lavori anche al Campanile dei Canonici: prima i ponteggi su un solo lato per interventi sul tetto, che hanno anche costretto temporaneamente al silenzio le campane, poi man mano l’estendersi delle impalcature a tutti e quattro i lati.
Di obiettivo e previsione di durata di questi lavori ha parlato nei giorni scorsi la stampa con alcuni articoli pubblicati sul Corriere della Sera (edizione di Milano, 19 aprile 2013) e sull’Avvenire (edizione di Milano, 19 e 21 aprile 2013), articoli il cui argomento principale era un generoso finanziamento ottenuto dalla parrocchia, committente dei lavori, grazie a un particolare strumento finanziario, promosso da una banca.
Da questi articoli si è potuto desumere che il progetto, da realizzare in concomitanza coi lavori del parcheggio e previsto della durata di un anno, comporta, oltre alla pulitura delle facciate in laterizio, “il consolidamento dei paramenti lapidei in pietra d’Angera che si stanno sfarinando a causa dello smog” (Avvenire, 19 aprile 2013).
Ben critica, quindi, la situazione attuale dell’antico campanile. E quanto critica sia stata in passato si coglie da una rapida lettura della Guida della Basilica di S. Ambrogio (a cura di Ernesto Brivio, Milano, 1978, p. 53): “Poiché la sua struttura manifestava gravi lesioni e possibilità di crollo (lo strapiombo, in direzione Nord, aveva ormai raggiunto i 27 centimetri), tra il 1929 e il 1940 furono eseguite singolari opere di consolidamento”. Si deve a queste “la salvezza dello storico manufatto, conservato così nel suo aspetto tradizionale e nella sua materia originaria”. L’inclinazione del campanile, pendente proprio in direzione del cantiere del parcheggio, è rimasta tuttora ben evidente.
Ora, per la realizzazione del parcheggio interrato immediatamente vicino, si prevede uno scavo fino alla profondità di più di 20 metri, abbondantemente, quindi, sotto la falda. Inevitabile, per questo, un prolungato drenaggio dell’acqua, a rischio di provocare potenziali cedimenti del terreno.
Sorgono a questo punto spontanee più domande: che senso ha scavare così in profondità, al di sotto di una struttura di per sé già tanto fragile, che se n’è reso inevitabile il restauro? Se nel passato il campanile rischiava di crollare e nel presente parte dei materiali che lo costituiscono sono soggetti a sbriciolamento, oggi, coi lavori per il parcheggio interrato, è ragionevole svuotarne le fondamenta? Per quale scopo? Per quale finalità che valga tanto quanto un patrimonio culturale di storia e di arte?
Lo scavo per i cinque piani interrati previsti può tuttora essere fermato.

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commenti
  1. Massimiliano David ha detto:

    Aggiungerei di guardare il mostruoso cemento armato che avvolge l’interno della voragine del parcheggio.

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