Le ragioni della tutela

Pubblicato: febbraio 10, 2013 in Uncategorized

06 - Ritrovamenti nel Coemeterium ad Martyres - 13.2.'12

Il cantiere durante i ritrovamenti dell’anno scorso

Sul Corriere della Sera del 5 febbraio è stata pubblicata una lettera su piazza Sant’Ambrogio che esprime i nostri stessi sentimenti. Il valore di un luogo, pensiamo, si misura anche dalle emozioni che sa suscitare. Sul Corriere del 7 febbraio (edizione nazionale, Primo piano, pag. 10, “Una campagna elettorale per niente sobria e il momento peggiore per la politica„) Corrado Stajano cita “il delitto dei parcheggi di piazza Sant’Ambrogio, luogo sacro per la storia del Cristianesimo”, indicandolo come capo d’imputazione, unico ed esemplare, per chi, tra quanti sono enumerati nell’articolo, ne è ricordato come “primo responsabile”.

Sul Corriere del 6 febbraio è stata, poi, pubblicata una lettera, in risposta a quella del giorno prima, e sul blog ci è stato inviato un commento, in cui vengono opposte alla nostra posizione osservazioni dal punto di vista di un residente nella zona.

Questo è quanto rispondiamo, in forma di risposta al commento ricevuto.

Egregio Signor Zampichelli, una risposta quanto più esauriente al Suo commento che solleva una serie di ragioni in opposizione alle nostre. Gli estensori dell’appello, cui Lei fa riferimento, consegnato nel 2011 al Sindaco per la revoca del parcheggio in piazza Sant’Ambrogio, vivono alcuni in zona Sant’Ambrogio, altri in altre città o anche in altre nazioni. Questo a garanzia che i problemi inerenti alla piazza siano attentamente considerati e valutati, ma anche a testimonianza che la questione della destinazione di piazza Sant’Ambrogio non è circoscrivibile semplicemente alla zona e ai suoi residenti e neanche solo alla città.

Non occorre ripetere, oltre a quanto già detto, l’importanza storico-artistica e il valore simbolico che questo luogo custodisce. Certo gli aspetti storico-estetici possono convincere più o meno, a seconda della sensibilità di ciascuno, e, quando si parli di gusto o di impressioni emotive, questi appartengono a una soggettività che, in quanto propria e personale, ha sempre un suo valore. In questo caso, però, la soggettività non può spingersi oltre un limite, che è posto non da generiche “dichiarazioni di principio”, ma da ben precise norme legislative che la Costituzione ha istituito a tutela della piazza storica, in quanto bene culturale cui viene riconosciuto un valore autonomo, considerato in sé degno di salvaguardia. E prima ancora del Codice dei Beni Culturali, l’art. 9 della Costituzione pone questa tutela tra i suoi principi fondamentali.

Per venire al pratico, il problema di posteggiare la macchina. Lasciamo perdere le dichiarazioni, appunto, “di principio” sugli usi del mezzo privato rispetto ai mezzi pubblici (e piazza Sant’Ambrogio ne è stra-servita) e sul numero di mezzi privati circolanti. Poniamo che per “nobilitare”, come Lei dice, piazza Sant’Ambrogio, diventata sede di sosta selvaggia, si fosse in primis provveduto – come avvenuto in altre città italiane in situazioni analoghe – a vietarvi la sosta, come di fatto è vietata da anni per la presenza del cantiere. All’amministrazione comunale di Milano non sarebbero certo mancate, a volerle, soluzioni possibili per affrontare il problema. Lei parla delle molte macchine in sosta degli agenti di Polizia, la cui caserma si trova in piazza Sant’Ambrogio. Ma la caserma ha già al suo interno un parcheggio interrato, per più di duecento automobili, e due ampi cortili, dove queste macchine potrebbero trovare spazio. Negli anni, poi, in cui è stato approvato il parcheggio sotterraneo in piazza Sant’Ambrogio, era in corso una trattativa per la cessione della caserma (che verrebbe dunque trasferita) all’Università Cattolica (i cui studenti e professori, peraltro, arrivano ben poco in macchina). La stessa zona di via Brisa (delicatissima sotto l’aspetto archeologico), che Lei nomina, è oggetto di un intervento edilizio come zona di recupero, in cui si prevedono nuove costruzioni, anche di box. Perché allora, in primo luogo, per l’immediato presente, manomettere definitivamente e irrimediabilmente un’area in fase di trasformazione, di cui, in mancanza di un progetto globale, non è chiaro il futuro? Dal 1985, quando è stata scelta la localizzazione di piazza Sant’Ambrogio, sono passati quasi trent’anni di cambiamenti e trasformazioni.

Basta, poi, cercare su Google i parcheggi privati già esistenti in zona per vederne la quantità. E’ probabile che – tanto più adesso che con l’introduzione dell’Area C sono tutti in crisi, al punto che il Comune ha dovuto affrontare il problema – non disdegnerebbero forme pubbliche di convenzione. Certo sono parcheggi a pagamento, ma il parcheggio di piazza Sant’Ambrogio non è neanche quello previsto gratuito.

Possiamo, infine, segnalare che, nel solo tragitto da piazza Sant’Ambrogio a via Brisa, cui Lei si riferisce, abbiamo trovato, affissi ai portoni delle case, cartelli che segnalano disponibilità per la sosta. Logicamente non ne sappiamo le condizioni, ma tanto per citarli: “affittasi posto auto” in via Sant’Agnese 12 (cartello sbiadito); “affittasi box” in via Nirone 8; “affittasi/vendesi (oltre ad uffici) 12 box” (agenzia Engel & Völkers), sempre in via Nirone 8; “affittasi posti auto coperti” in via Gorani 7. Questo solo percorrendo il tragitto indicato.

E’ così necessario il parcheggio di piazza Sant’Ambrogio? Forse in questo caso si rischia non la sindrome cosiddetta “nimby”, ma “imby” (in my back yard): il voler posteggiare nel proprio cortile. Ma ridurre piazza Sant’Ambrogio al proprio cortile ci pare intento ben privatistico e tale da smentire indubitabilmente quell’interesse pubblico, che avrebbe dovuto essere motivo e scopo per approvare il progetto del parcheggio.

“Più si costruiscono parcheggi, più macchine arrivano”, ha detto Renzo Piano nel 2011 in un’intervista, parlando dei complessi da lui realizzati a Londra e progettati con un numero di parcheggi pressoché nullo. Nelle città estere, citate da alcuni come sedi di parcheggi interrati in zone critiche, la politica della sosta è superata a favore di progetti di mobilità dolce, di fronte a cui l’Italia, Milano nello specifico, pare purtroppo – con un parcheggio per 600 auto in centro città, in una zona, oltre a tutto, a traffico limitato – voler confermare il suo endemico ritardo sui tempi. Né Renzo Piano, continuando la frase sopra citata, si astiene dallo stimmatizzarlo: “A Londra l’hanno capito, forse bisognerebbe che cominciassero a capirlo anche in Italia”.

Non è allora un errore questo parcheggio? E, se è un errore, non è ancora peggio, rendendosene conto, portarlo pervicacemente a compimento? Non è un prezzo troppo alto – inflitto in nome dell’interesse pubblico non solo alla città di Milano, ma a tutti quanti ammirano piazza Sant’Ambrogio nel mondo – quello di aver ceduto alle imprese costruttrici il suolo di un luogo pubblico per eccellenza, in quanto così emblematico nel suo valore simbolico e identitario, e di averlo, quindi, di fatto privatizzato?

L’ardua sentenza dobbiamo lasciarla ai posteri, cui, negando ogni eredità, stiamo dissipando in tutta Italia quello che, non per niente, è chiamato “patrimonio” dell’umanità?

Ricambiamo cordialmente i migliori saluti.

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