Che cosa è strategico per il futuro dell’Italia? Discariche e spazzatura, non il patrimonio storico-artistico

Pubblicato: maggio 31, 2012 in Uncategorized

Villa Adriana, piazza Sant’Ambrogio, Cappella degli Scrovegni, Reggia di Carditello: solo qualche esempio tra innumerevoli altri che dimostrano come la devastazione del patrimonio storico-artistico nazionale, dimenticato o, peggio, depredato, possa avvenire senza che venga mai esercitato il principio di tutela iscritto nella Costituzione Italiana (art. 9), col complice silenzio di istituzioni che di questo patrimonio ignorano non soltanto il valore estetico, ma anche quello “identitario e ‘sociale’ nel senso più ampio”.
Su tutto questo riflette Tomaso Montanari in un articolo, pubblicato il 27 maggio su Il Fatto Quotidiano, in cui si considera, a proposito del successo finalmente ottenuto per la tutela di Villa Adriana, come si possano contare “per una vittoria mille sconfitte”. E tra le situazioni critiche – le “pessime idee” enumerate da Tomaso Montanari – piazza Sant’Ambrogio e la distruzione del Coemeterium ad Martyres per la realizzazione del parcheggio interrato è citata come caso emblematico. Questo articolo fa seguito a uno precedente (sempre su Il Fatto quortiodiano, del 28 ottobre 2011) sullo “sventramento di Milano.
Più volte abbiamo ricordato come le autorità, pur criticando il progetto del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio e svincolandosi dalla responsabilità della sua approvazione, di fatto abbiano abdicato alle vere responsabilità, quelle cioè di tutela. Ma – osserva Montanari – per ogni minaccia al patrimonio “si è creato un movimento dal basso”, di comitati di cittadini che, in forza della Costituzione, sono proprietari del patrimonio che si battono per difendere.
Scriveva Claudio Magris sul Corriere della Sera del 7 novembre 2011, nell’articolo “Con l’acqua alla gola nell’Italia da salvare. Dalla fine della guerra non è mai stata così forte la sensazione di dover difendere il Paese”, in seguito all’alluvione devastante in Liguria e Lunigiana: “Fioriscono dovunque movimenti(…). Ma sono movimenti che (…) non riescono a diventare comune buon senso e mentalità del cittadino medio, che alla fine determina l’azione pubblica più dell’attivista militante”. È realistico rilevare come l’impegno di singoli gruppi di cittadini rischi di essere poco incisivo, vanificato da istituzioni pubbliche che troppe volte favoriscono interessi privati. Ma occorre anche riflettere su come, in presenza di questo impegno dal basso, i tanti scempi italiani appaiano inequivocabilmente responsabilità delle autorità istituzionali che li autorizzano, cioè in fondo di pochi, col dissenso di molti.
È da qui, dal “movimento dal basso” dei cittadini, dal loro dissenso e dal loro impegno, che un’autorità istituzionale seria e lungimirante può ripartire, vedendo nel nostro patrimonio non miraggi di rapina né relitti da dimenticare, ma l’eredità di un passato la cui ricchezza deve diventare motivo di orgoglio, di cui essere consapevoli per un più prestigioso futuro.

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