Su Sant’Ambrogio la pavida latitanza delle autorità

Pubblicato: maggio 9, 2012 in Uncategorized
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“Questa piazza… piazza Sant’Ambrogio… E’ una vergogna questo cantiere! Ho letto sul giornale che avrebbero sospeso i lavori. E invece? Ma continuano questi maledetti lavori?” Cosa rispondere all’elegante signora che, percorrendo il passaggio delimitato dalle recinzioni metalliche, scuote la testa, incredula di fronte all’avanzare di macchinari che, rumorosi e ingombranti, tolgono allo sguardo la vista dei campanili di Sant’Ambrogio e alla piazza la sacralità silenziosa delle memorie custodite nei millenni?
Il 19 aprile è parsa la data della svolta: il Consiglio Comunale, nella stessa seduta in cui ha revocato sei parcheggi sotterranei in altri luoghi di Milano, ha approvato la mozione con cui si è chiesta la sospensione dei lavori di realizzazione del parcheggio sotterraneo, l’avvio presso la Direzione Regionale per i beni culturali del procedimento di dichiarazione dell’interesse culturale della piazza, sede dell’antico Coemeterium ad Martyres e come tale tutelata dalla Costituzione, e la progettazione del Giardino della Memoria, come monumento alla libertà di espressione di ogni fede e segno di devozione a quanti in ogni tempo per la verità hanno affrontato il martirio.
Il voto consiliare ha fatto sperare che si potesse spezzare il circolo vizioso, l’atteggiamento con cui ripetutamente le autorità istituzionali incaricate di decidere il destino di piazza Sant’Ambrogio hanno verbalmente espresso disapprovazione per il progetto del parcheggio, ma si sono di fatto svincolate, nei rivoli di mille scappatoie, dalla responsabilità di fermarlo. E questa responsabilità hanno sempre cercato, come fosse una palla incandescente, di “palleggiarsela” di istituzione in istituzione, senza volerla mai tenere in mano.


Nel 2006 l’allora Direttrice Regionale per i beni culturali Carla Di Francesco, dopo aver dato parere favorevole al parcheggio trascurando il parere negativo vincolante del Soprintendente locale, affermava che si trattava di una scelta “sconsigliabile”, ma dovuta a una “decisione politica” (Corriere della Sera, 23 luglio 2006 e Report, 18 novembre 2007).
Nel 2011, dopo aver promesso in campagna elettorale la sospensione dei lavori (Corriere, 27 e 29 maggio 2011 e video su Youtube), il Sindaco Pisapia, venendo meno ai “patti”, si trincerava dietro le decisioni prese dall’Amministrazione precedente e ricevute in eredità, rimettendosi alle future sentenze della Procura e ai pareri della Soprintendenza (Corriere, Il Giorno, Repubblica, 26 febbraio 2012).
E siamo al 2012. L’Assessore ai lavori pubblici Lucia Castellano, a febbraio, di fronte ai ritrovamenti delle sepolture del Coemeterium ad Martyres (sconvolgentemente avvenuti non durante gli scavi di indagine archeologica preliminare prescritti dalla Soprintendenza, ma già in fase di realizzazione del parcheggio) faceva del parere della Soprintendenza ai beni archeologici il suo baluardo: sono tombe povere, “non monumentali” (Corriere, 14 e 24 febbraio 2012), quindi non rilevanti al punto da imporre l’interruzione del cantiere. Si proceda, dunque, alla “bonifica” del cantiere dalle reliquie dei martiri!
Il ministro… Il Ministro per i beni culturali Ornaghi, già sollecitato da un appello di Italia Nostra, sottoscritto da decine di personalità della cultura e docenti universitari, si defilava nel marzo 2012, chiamando in causa l’amministrazione comunale: “Direi che è una lunga storia, sulla quale mi pare che Comune e sindaco siano ben ferrati” (Repubblica on line, 12 marzo e Il Giorno, 13 marzo 2012).
E così si chiude il circolo vizioso.


La mozione approvata il 19 aprile 2012 dal Consiglio Comunale offre l’opportunità di trasformare il “vizio” in “virtù”: il Consiglio Comunale “dà mandato all’organo esecutivo competente” – così dice il testo – di attivare presso la Soprintendenza la procedura di tutela e invita Sindaco e Giunta a sospendere i lavori, avviando contestualmente una trattativa con l’impresa costruttrice a compensazione degli oneri finora sostenuti (e il costruttore non ha negato la sua disponibilità).
Eppure dal 19 aprile ad oggi il meccanismo appare inceppato e, mentre ad uno ad uno tutti i parcheggi interrati del centro storico vengono revocati, su piazza Sant’Ambrogio grava ancora un misterioso incantesimo. Quale occulto sortilegio paralizza le autorità istituzionali nell’intervenire a  tutela di una piazza, di cui tutti, concordemente, hanno criticato l’attuale destino? Perché mai rifuggono la responsabilità di aver provocato una “ferita aperta” (come l’ha definita l’Ass. Castellano), ma rifuggono anche la responsabilità di sanarla?
Di fronte al voto del Consiglio Comunale, che ha finalmente dato voce per piazza Sant’Ambrogio alle aspettative della città e di tanti cittadini non soltanto milanesi, adesso non ci sono più paraventi. La mancata assunzione di responsabilità nel tutelare piazza Sant’Ambrogio è di per sé una responsabilità grave: quella di permettere che il luogo che conserva nelle sue fondazioni millenarie la memoria dei martiri venga svenduto in nome di effimeri interessi commerciali. Luogo conservato e venerato da generazioni. Oggi e per il futuro in svendita, se non altro, forse, per ignavia.
Lo possiamo permettere?

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commenti
  1. Attilia Lanza Butti ha detto:

    Forse gli incantesimi misteriosi sono le tangenti versate a qualcuno…

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