Sant’Ambrogio: no al parcheggio, sì al “giardino dei martiri”

Pubblicato: marzo 19, 2012 in Uncategorized

Anche su piazza Sant’Ambrogio si gioca il destino di questa città. Sta a questo punto al sindaco e al consiglio comunale decidere fra il profilo alto di una riqualificazione della piazza ad alto valore simbolico o un posteggio, ancorché dimezato. Negli scorsi giorni, infatti, si sono affacciate sulla scena due ipotesi diverse, assolutamente imparagonabili fra loro: la prima, proposta dal consigliere Marco Cappato al Consiglio comunale, prevede la revoca del parcheggio e la creazione nella piazza di un memoriale dei martiri di tutte le religioni, un “giardino” dedicato alla libertà di religione e di pensiero alla vigilia delle celebrazioni per i 1700 anni dell’Editto di Milano. La seconda proposta, frutto pare del costruttore, consiste in una cura dimagrante del parcheggio, che da 5 piani si ridurrebbe a tre, “sacrificando” i posti pubblici a rotazione che ovviamente ormai non interessano a nessuno, vista la crisi delle autorimesse del centro storico. Ma vediamo le due proposte nel dettaglio.

«Box dimezzati in Sant’Ambrogio. La nuova proposta potrebbe essere la soluzione per uscire dall’impasse». Questo il titolo sull’edizione milanese del Corriere della Sera di venerdì 16 marzo per illustrare la proposta avanzata dal costruttore al Comune: eliminare dal progetto i due piani di posti-macchina a rotazione e realizzare i tre piani in diritto d’uso privato novantennale, 347 box in vendita ad acquirenti che, da quando è caduto il vincolo di pertinenzialità, non obbligatoriamente sono residenti (leggi l’articolo).
A quanto indica il Corriere la proposta è stata avanzata dal costruttore, disponibile ad aprire una trattativa. E di trattative si era già parlato a margine del sopralluogo istituzionale del 23 febbraio nel cantiere del parcheggio, in cui, di fronte alla nostra sollecitazione per una revoca, il costruttore aveva lasciato trapelare in via informale segnali di apertura per ogni soluzione (compreso lo stop ai lavori) che non provocasse perdite alla sua impresa.
Eliminare i due piani a rotazione non è certo un atto di concessione generosa da parte del costruttore, come sembra apparire dal Corriere: i posti a rotazione non rappresentano, infatti, l’aspetto più vantaggioso dell’operazione commerciale di realizzazione del parcheggio interrato in piazza S. Ambrogio, dove, piuttosto, davvero remunerativi sono i box in vendita, in una zona dove alto è il valore immobiliare. Tanto minore è il vantaggio economico dei posti a rotazione adesso, da quando, cioè, introdotto il provvedimento Area C di limitazione del traffico privato in centro-città, tutto il settore dei parcheggi privati è entrato in crisi, al punto che il Comune prevede risarcimenti. Realizzarne di nuovi rischia così di trasformarsi solo in un onere. Né rinunciarvi sarebbe un sacrificio da parte del Comune, che, varata l’Area C, non può più sostenerne una credibile necessità.
Eliminabili, dunque, i parcheggi a rotazione, con il beneplacito di Comune e costruttore e con il vantaggio di eliminare l’effetto di attrazione del traffico e di apportare al progetto una modifica strutturale che diminuirebbe di due quinti la profondità dello scavo.
Ma il Comune di Milano, responsabile di questo progetto e delle decisioni in merito, trova davvero in questa soluzione una via d’uscita? E davvero questa è, come affermano sul Corriere le imprese costruttrici, l’«unica soluzione»?
Sorprende, innanzitutto, che la proposta di trattativa su un progetto molto contestato (su cui è intervenuta anche Europa Nostra col suo Presidente Placido Domingo) sia partita dal costruttore privato e non dall’amministrazione e che l’amministrazione appaia subordinata al costruttore nell’accettare o meno la sua proposta. Una proposta, dunque, ancora una volta di interesse privato, ben più che pubblico, che si configura  come compromesso di accomodamento tra le parti, ma che lascia del tutto irrisolta la questione cruciale della tutela della piazza storica, di alto valore simbolico per la città, la cui sola conservazione rappresenterebbe l’affermazione dell’interesse pubblico, nella difesa di un bene culturale riconosciuto dalla Costituzione e dallo Stato. Al contrario, infatti, di quanto afferma il Corriere, la diminuzione del numero dei piani non alleggerirebbe affatto il peso del cantiere sul sito archeologico, ugualmente e inevitabilmente compromesso, né sarebbe cancellato, se pur ridotto a tre piani, lo «sfregio di cemento». D’altra parte colpisce che l’amministrazione comunale, mentre sembra abdicare al suo potere contrattuale, sottovaluti il significato che piazza S. Ambrogio riveste per Milano: come subordina l’esigenza di tutelarne il pregio al timore di creare un precedente che pregiudichi l’iter di altri cantieri aperti, così lascia trasformare in box le millenarie fondazioni della piazza per il calcolo – mai messo in discussione – delle penali, “per i soldi – come afferma il Corriere – anzitutto per i soldi”.
Né si riflette su come l’acquisto di box possa trasformarsi facilmente in business, dato che non mancano in piazza S. Ambrogio garages interni ai caseggiati e numerosi sono nella zona i parcheggi privati (convenzionati o convenzionabili col Comune) e neppure si considera, in ordine alla toponomastica, che il vantato piano di riqualificazione dello “stradone di Sant’Ambrogio”, piano che accompagna il progetto del parcheggio, è la semplice sistemazione del piano di superficie dell’autosilo, dal momento che lo “stradone” non è altro che l’attuale piazza S. Ambrogio, indicata con diverso nome, come a convincere che il parcheggio sia al di fuori della sua area.

Ben più coraggiosa e lungimirante nella valorizzazione di piazza S. Ambrogio e della città intera, che – ripetiamo – in questa piazza riconosce custodite le sue memorie più sacre, è la proposta avanzata nella mozione del Consigliere Marco Cappato depositata il 29 dicembre 2011: vi è riconosciuta la rilevanza del sito ad Martyres come patrimonio culturale universale (di “interesse pubblico” di livello ben superiore al parcheggio per la sua unicità assoluta) da valorizzare nel rispetto dello “spirito del luogo”. E per perseguire questa valorizzazione propone di realizzare sul sito del Coemeterium ad Martyres un Giardino della Memoria dei martiri cristiani e delle vittime delle persecuzioni contro la libertà di espressione del pensiero e della fede, “luogo – si legge nel testo della mozione –  di raccoglimento e di preghiera, raccordo simbolico tra il cielo e la terra”. Soluzione, questa – suggerisce sempre la mozione – appropriata e consona alle celebrazioni del 2013 per l’Editto di Milano, in cui la libertà di espressione religiosa viene affermata come principio universale.
Un appuntamento internazionale, quello delle celebrazioni del 2013, in cui Milano giocherà un ruolo centrale e il cui prestigio dipenderà dalle soluzioni che avrà scelto e saprà proporre, magari ispirandosi a esempi illustri come  il memoriale della Shoah di Peter Eisenman a Berlino e il Ground zero memorial di New York.
Piazza S. Ambrogio è da generazioni indiscusso simbolo di Milano. Tocca ora al Comune, che della sua conservazione o irrimediabile manomissione è responsabile, decidere – e a questo fine gli chiediamo di sospendere i lavori per un ripensamento – di che cosa voglia sia in futuro simbolo piazza S. Ambrogio: il simbolo di una tradizione millenaria di fede, storia, arte, oppure del declino di una città manomessa sopra e ora anche sotto la sua superficie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...