A Genova sotto inchiesta la sopraintendenza per parcheggio Acquasola

Pubblicato: marzo 18, 2012 in Uncategorized
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Mentre noi siamo alle prese con la farsa del parcheggio di sant’Ambrogio (l’unico del centro storico a non essere revocato!) il giornalista Marco Preve ci informa cosa sta avvenendo nel Parco storico dell’Acquasola, dove i giudici hanno sventato la costruzione di un garage sotterraneo anche contro il parere della Sopraintendenza (La Repubblica Edizione Genova, 18 marzo 2012). Della vicenda abbiamo già riferito parlando della storica sentenza della Cassazione che ha dato piena legittimità alla decisione dei giudici che avevano revocato il progetto del parcheggio anche contro il parere del Comune e della Soprintendenza (leggi qui). Ora, ci informa Preve, un avviso di garanzia ha raggiunto una funzionaria della Sopraintendenza per il nulla osta dato al cantiere. Capo di imputazione: aver violato l’articolo 170 del Codice dei Beni culturali (“Uso illecito”), che cos’ recita: “È punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775 a euro 38.734,50 chiunque destina i beni culturali indicati nell’articolo 10 ad uso incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità”.

“Acquasola, svolta nell´inchiesta indagata la Soprintendenza”, di Marco Preve.
C´è una svolta nell´inchiesta della procura sul progetto del park dell´Acquasola. Nei giorni scorsi un avviso di garanzia è stato
notificato ad una funzionaria della soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria. Il pm Francesco Albini
Cardona la interrogherà nei prossimi giorni, e intanto sembra che a breve potrebbero essere iscritti al registro degli indagati anche
tecnici e funzionari del Comune, così come alcuni esperti che, per conto dell´amministrazione o della società “Sistema Parcheggi”,
avevano fornito dei pareri positivi sulla fattibilità dell´autosilos sotterraneo. E sono anche oggetto di approfondimento le scelte
politiche delle ultime due giunte di Tursi.
Alla funzionaria della Soprintendenza, coinvolta perché sua è la firma su uno degli ultimi nulla osta che diedero il via al cantiere (oggi fermo perché ancora sotto sequestro) vengono contestati alcuni capi d´imputazione. Tra questi l´abuso e la violazione dell´articolo 170 del Codice dei Beni Culturali che punisce chiunque destina i beni culturali dello Stato ad un uso «incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità».
Due sono punti chiave dell´indagine. Il primo riguarda il taglio degli alberi ed è l’aspetto che ha portato al sequestro del cantiere
convalidato anche dalla Cassazione con una pronuncia che fissa un precedente.
Il secondo riguarda l´uso di un´area considerata un bene culturale, quindi con maggior protezione. In sostanza, le caratteristiche
storiche e ambientali del parco sarebbero incompatibili, secondo la procura con un park interrato. Su questo punto diversi soprintendenti succedutisi negli ultimi quindici anni sostengono che l´intervento sotterraneo non avrebbe modificato la superficie dell´area. Inoltre, c´è una scuola di pensiero che contesta la tesi secondo cui l´Acquasola avrebbe ancora le caratteristiche del giardino disegnato nell´800 dall´architetto Carlo Barabino. C´è chi sostiene che se si volesse conservare l´integrità del progetto di Barabino, bisognerebbe allora recuperare ai giardini i vialoni di viale IV Novembre vietando il transito alle auto.
Per quanto riguarda gli alberi, di nuovo sono stati diversi i soprintendenti ad esprimersi favorevolmente al progetto e tra questi,
nel 2004 Maurizio Galletti oggi al vertice della Direzione Regionale del Ministero dei Beni Culturali.
L´attuale Soprintendente Giorgio Rossini, invece, l´anno scorso aveva dichiarato a Repubblica che «Il progetto era stato approvato negli anni ´90 e io, nel 2005, ho solo visto il definitivo con un´ampia relazione botanica e paesistica della professoressa Annalisa Maniglio Calcagno favorevole alla sostituzione delle piante malate».
Fino a pochi giorni fa l´unica indagata era Maria Teresa Gambino l´amministratrice di “Sistema Parcheggi”, la società che doveva
costruire il park grazie ad un accordo risalente a oltre venti anni fa e originato da un piano parcheggi oggetto di inchieste e condanne per tangenti. Attraverso il difensore, l´avvocato Mario Scopesi, Sistema Parcheggi aveva sottolineato come l´impresa avesse operato con autorizzazioni di Comune e soprintendenza e fosse quindi di questi enti al responsabilità di eventuali danni ed illeciti.
La Cassazione aveva definito «monumento vivente» il parco dell´Acquasola ritenendo «l´autosilos incompatibile con il carattere
storico del parco», anche perché si tratta di un´operazione che mira a «soddisfare beni e interessi diversi» e «contrapposti» a quelli che devono guidare la salvaguardia del Parco. Sul caso è aperto anche un fascicolo d´indagine dalla Corte dei Conti che ipotizza di nuovo possibili responsabilità di Comune e soprintendenza. (marco preve)

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