Garzonio: Per scavi e parcheggi decida la città

Pubblicato: febbraio 20, 2012 in Uncategorized
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Mentre sul Corriere del 19 febbraio Marco Romano insiste a difendere il parcheggio con la bizzarra motivazione che “Sant’Ambrogio non è una piazza ma uno stradone…”, riportiamo l’appello alle ragioni della conservzione e della democrazia di Marco Garzonio:Sarà come dice Lucia Castellano, «è una sepoltura non monumentale», ma il recupero di tombe d’ epoca romana nei cantieri accanto a Sant’ Ambrogio sparge sale su una ferita aperta. L’ uscita dell’ assessore infatti ribadisce una dichiarazione d’ impotenza. Di fronte a un’ opera che sta spaccando Milano, Palazzo Marino obietta di non poter fermare i lavori, altrimenti dovrebbe far fronte a una penale ingente. È una motivazione che regge? Un tempo veniva chiamata «volontà politica» la capacità di un governo
d’ essere tanto autorevole da trovare vie d’ uscita credibili a situazioni complicate. Milano l’ ha fatto per grandi opere. Formentini neoeletto, ad esempio, bloccò il depuratore di Nosedo, perché l’ impianto non prevedeva il trattamento dei fanghi. Nonostante potessero vantare le autorizzazioni del caso i costruttori finirono per adeguarsi e una soluzione fu trovata.
Ecco, forse il problema sta proprio qui. Palazzo Marino dovrebbe enunciare con chiarezza i suoi propositi, cioè dire se ritiene l’ area di Sant’ Ambrogio patrimonio inalienabile. In tal caso coinvolgere i milanesi e dire: per salvaguardare il simbolo della città abbiamo bisogno d’ un vasto consenso, così da fronteggiare anche chi vanta diritti per i parcheggi. Per cui indiciamo un referendum popolare. Intanto, affrontare i costruttori con le arti della moral suasion e progetti alternativi in cui coinvolgere le
stesse imprese se possibile. I progetti possono andare da strutture diverse in aree limitrofe per parcheggi ai residenti (e si sa che ci sono), a concorsi di idee per il recupero dell’ intera zona archeologica (la piazza, dove scoperta per gli scavi; il Museo archeologico; i resti sotto la Cattolica) con percorsi e diramazioni a San Vittore, San Lorenzo, San Nazaro. Attuazione e gestione di un’ area attrezzata del genere darebbe lavoro anche a giovani laureati. Palazzo Marino potrebbe poi recuperare il «modello Colosseo»: cercare un imprenditore che leghi il nome al progetto «alle sorgenti dell’ ambrosianità», perché di questo si tratta. In tale
orizzonte magari si riesce a creare un «albo» di milanesi disposti a dare un contributo da iscrivere in una «tabula gratulatoria» collocata nei giardini della basilica.
Certo, ci vuole coraggio e inventiva per imprimere una svolta a una questione già sin troppo strascicata. Ma sembra valer la pena visto che in ballo ci sono identità, radici, idealità, oltre ai legittimi interessi dei costruttori e di chi ha bisogno d’ un posto auto. Qualora invece Palazzo Marino non se la sentisse di optare per la salvaguardia lo dica una volta per tutte, senza trincerarsi dietro le penali. E chiudiamo la partita. Gli irriducibili antiparcheggio allora potrebbero accendere un cero a Sant’Ambrogio. Chissà che non riemerga uno dei chiodi della Croce che Sant’ Elena recuperò sul Golgota (tipo quello della Corona Ferrea ora a Monza) e che il figlio Costantino, uno che guardava lontano (l’ anno prossimo può esser propizio: c’ è l’ anniversario dell’ editto di Milano del 313) conservò per il futuro. Un simile ritrovamento potrebbe dare baldanza anche a una giunta timida e magari fermare i lavori. Forse.

Marco Garzonio (dal Corriere della Sera, 16 febbraio 2012)

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