Non ci saranno penali: una lettera al sindaco di Milano su sant’Ambogio

Pubblicato: dicembre 6, 2011 in Uncategorized
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Abbiamo mandato una lettera al sindaco, gli assessori e i capogruppo dei partiti al Consiglio comunale di Milano per sgombrare il campo da equivoci sulle presunte penali che il Comune dovrebbe pagare in caso di revoca del parcheggio.

Desideriamo estendere all’ambito dell’intera Amministrazione Comunale il dialogo, finora intrattenuto solo coi suoi rappresentanti addetti, a proposito della realizzazione del parcheggio interrato in piazza Sant’Ambrogio e, in particolare, degli oneri economici che l’Amministrazione dovrebbe sostenere se revocasse i provvedimenti con i quali è stata affidata alla nota impresa l’esecuzione dell’opera. Ci richiamiamo a quanto affermato dall’Ass. Lucia Castellano – e recentemente anche dall’Ass. Lucia De Cesaris – nel corso del nostro incontro, in dichiarazioni rilasciate alla stampa e in occasione, il 23 novembre, della riunione congiunta delle Commissioni Consiliari n. 4 e 8 sul Piano Urbano Parcheggi.

Entrambi gli Assessori, pur esprimendo una motivata valutazione radicalmente negativa su un progetto che mai l’attuale Amministrazione avrebbe avviato perché in contrasto con le sue politiche di gestione del traffico, negano che sussistano le condizioni innanzitutto economiche per l’esercizio della revoca, che comporterebbe una penale di ben dieci milioni di euro. Una spesa per altro – così si afferma – che non troverebbe “giustificazione giuridicamente legittima” e che perciò esporrebbe gli amministratori alla sicura responsabilità da danno erariale davanti alla Corte dei Conti. L’Amministrazione non potrebbe che limitare, pertanto, il suo intervento, come indicato nel comunicato stampa dell’Ass. Lucia Castellano del 2 dicembre, a una riduzione dell’impatto del cantiere, un “maquillage”, come già definito, del tutto insignificante rispetto all’irreparabile compromissione che comporterebbe per la piazza storica – tutelata dalla Costituzione in quanto bene culturale – un progetto verso il quale “questa Giunta ha più volte espresso contrarietà”.

Riteniamo doveroso ripetere sul punto quanto già abbiamo esposto nell’incontro con l’Assessore e poi illustrato nella successiva conferenza stampa. Italia Nostra e il Comitato di cittadini per la tutela di piazza Sant’Ambrogio hanno posto l’esigenza che l’Amministrazione Comunale, a ciò tenuta dal diverso apprezzamento dell’interesse pubblico in ordine all’esecuzione di quell’opera, eserciti la legittima facoltà di revoca che la legge riconosce alla pubblica amministrazione proprio a tutela del superiore interesse pubblico. La legge 24 del 1990, come modificata più volte e anche di recente (2010), che porta “nuove norme sul procedimento amministrativo”, prevede infatti e legittima (art.21-quinquies) la revoca del provvedimento amministrativo, non solo per sopravvenuti motivi di pubblico interesse o quando sia intervenuto un mutamento della situazione di fatto, ma anche “nel caso” di “nuova valutazione dell’interesse pubblico originario”. E questo ci pare appunto “il caso” di fronte al quale si trova la nuova Giunta, che riconosce nel parcheggio interrato un’opera infrastrutturale non corrispondente ai bisogni della città e in contrasto con il proprio programma per la disciplina della mobilità urbana.

Si tratta soltanto di ben motivare le ineccepibili ragioni della revoca e la determinazione al riguardo è del tutto legittima, anzi doverosa se, come ha affermato l’Assessore, l’opera è gravemente dannosa per gli effetti di attrazione di un traffico vizioso, altrimenti in linea generale voluto contrastare. E forse un simile danno è anche apprezzabile economicamente e si aggiunge a quello incommensurabile di lesione della integrità di un luogo sacro nella tradizione della città. Quando poi il provvedimento legittimamente revocato incida, come nella specie, su rapporti negoziali, il previsto indennizzo (non è una penale, perché non sanziona un comportamento illecito) “è parametrato al solo danno emergente e tiene conto [in funzione riduttiva, deve intendersi] dell’eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell’atto amministrativo oggetto di revoca all’interesse pubblico” (comma 1-ter dello stesso art. 21-quinquies).

Certo è, quindi, che non deve essere considerato il lucro cessante, del tutto estraneo alla previsione della spesa che il Comune dovrebbe sostenere, limitata invece al mero rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate. E non ci pare ragione valida che la tutela di un luogo di alto valore simbolico per la città non valga in assoluto una spesa (che, comunque, graverebbe solo contabilmente sull’esercizio corrente, ma sarebbe – è stato a ragione osservato – ammortizzata nei decenni e anzi secoli avvenire). Né ci appare credibile che non vi sia nessun modo con cui l’Amministrazione, in virtù della sua innegabile forza contrattuale, possa perseguire questa tutela, tanto più se – come affermato in presenza delle Commissioni Consiliari – l’Amministrazione valuterà e deciderà, invece, la “retromarcia” di progetti localizzati in altre sedi, come del resto già avvenuto.
In attesa di una franca spiegazione perseguita nei modi che Loro riterranno opportuni, porgiamo distinti saluti.

In rappresentanza dei firmatari
dell’appello “Fermiamo il parcheggio di piazza Sant’Ambrogio, Milano”:

Alessandra Mottola Molfino (presidente Italia Nostra), Giovanni Losavio

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